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13. Makedonia is going on

Prilep, 30 Aprile. Un matrimonio macedone

Un ragazzo, l’inviato celibe del futuro sposo, bussa alla porta della stanza da letto della futura sposa, sono le otto del mattino ed è il giorno del suo matrimonio. Nella camera altre due ragazze scelte da lei tra le tante ancora nubili. Sono loro che devono trattare il prezzo del suo riscatto. Il ragazzo ha con se le scarpe che la sposa userà durante la cerimonia. Lui tenta di aprire la porta ma viene fermato: le ragazze gli chiedono dei soldi ed aprono appena uno spiraglio.

Così ha inizio il patteggiamento. Sono loro a stabilire se il prezzo è adeguato. Il ragazzo lascia cadere dei soldi sul pavimento della camera. Di solito al terzo lancio saranno giudicati sufficienti e sarà gli permesso di entrare e di consegnare le scarpe alla sposa. La sposa prova le scarpe, esclama che non calzano bene, le stanno larghe. Prova a metterci dentro una parte dei soldi, ma non calzano ancora perfettamente. Soltanto quando tutti i soldi sparpagliati sul pavimento saranno dentro le scarpe si dichiarerà soddisfatta.

Una delle due ragazze mette un nastro bianco nel braccio sinistro del ragazzo, lui le dà un bacio sulla guancia e lei lo ricambia con uno schiaffo. I preliminari sono conclusi, il ragazzo accompagna la sposa in chiesa e nessun altro sarà con loro.

Tutto è iniziato alle sette di questa mattina a casa dei genitori della sposa. In salotto un tavolo imbandito con diverse leccornie, in attesa dell’arrivo dei parenti più intimi di entrambe i promessi.

La cerimonia ha inizio. Gli sposi, di fronte all’altare, vengono cinti con un unico lungo scialle di colore chiaro. I genitori dello sposo ed i loro parenti più intimi dietro di loro.

Siamo tutti in piedi attorno all’altare dove sono stati preparati una pagnotta al suo centro, un bricco di vino e due calici d’argento, due corone d’argento e il libro sacro. Un sacerdote ortodosso dall’altra parte dell’altare di fronte agli sposi inizia a salmodiare, una specie di canto prosaico coadiuvato dalla voce baritonale di un ragazzo poco distante. Il sacerdote offre agli sposi del pane e poi del vino. Una donna, una delle testimoni, prende le due corone e comincia a poggiarle simultaneamente, più volte scambiandole sulla testa degli sposi, attenta che non si tocchino l’una con l’altra. Il sacerdote vigila, è di cattivo auspicio se le corone dovessero toccarsi. Infine vengono lasciate sulle loro teste. Nel centro di ognuna c’è l’effige di un Cristo e sarà lui per primo ad essere baciato. Il sacerdote e poi tutti gli altri, sfilano davanti agli sposi, si bacia il Cristo e si augura ogni felicità alla nuova coppia. Alla fine mentre gli sposi fanno un giro intorno all’altare una signora getta verso di loro semenze (fertilità), bonbon (dolcezza), monete (prosperità), che ognuno è invitato a raccogliere per buon auspicio.

Sono le 10,30 e arriviamo al ristorante per i festeggiamenti. Un pranzo davvero frugale rispetto ai nostri. Insalata, qualche fritto e una minestra come antipasto, un piatto di carne, riso e patate come primo, e il dolce. Il mangiare sembra non essere indicativo per i festeggiamenti. C’è musica dal vivo. Danze e canti macedoni, serbi, croati, persino il Sirtaki - e dire che qui la grecità e in odio - si susseguono ininterrottamente. Le mani strette l’uno all’altra per formare cerchi umani. Uno due tre, uno due... Uno due tre quattro cinque sei, uno due tre … I passi cadenzati dal ritmo della musica balcanica. Non ricordo alcun sapore particolare soltanto musica e il calore delle loro mani.

Pubblicato il 7/5/2006 alle 20.45 nella rubrica Macedonia.

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