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16. Makedonia is going on

Pulizia del canale (seconda e ultima parte)

Una soluzione dovevo assolutamente trovarla. Pulire, in qualche modo il canale Dabnicka, questo era l’obiettivo da raggiungere come da canovaccio. Il progetto ha le sue finalità ed obiettivi stabiliti da qualcuno che ha fatto un analisi del contesto prima di te ed ha così fissato le priorità. Io posso, quindi, con un autonomia relativa, dare spazio all’immaginazione e creatività personali, per cercare di ottimizzare il più possibile il risultato.

Due giorni a pensare ad una alternativa, una entro il 14 giugno, quando finirà il secondo anno di progetto, macedonia mission. Cercare di coinvolgere gli enti locali, ad esempio, in fondo è un problema che soprattutto loro dovrebbero affrontare. Mi viene in mente la ditta comunale che si occupa della pulizia della città e dei dintorni. Due incontri con il presidente. Sembra entusiasta, siamo sotto elezioni, vuole organizzare le cose alla grande, coinvolgere addirittura la televisione. Una grande opportunità per DPMNE, il partito attualmente alla guida della nazione di cui lui è membro attivo. Così si pianificano tre giorni di lavoro nella prima settimana di Giugno. Il presidente non è mai stato a Trizla 2, non ha mai visto il canale, offre quattro uomini della sua squadra e un camion per la raccolta dei rifiuti. La settimana prima di iniziare, però, si farà insieme una visita ricognitiva.

Non è sufficiente, bisogna coinvolgere in qualche modo i roma di Trizla 2, sono loro soprattutto che devono essere parte attiva, in cammino verso l’elaborazione di una  “coscienza civica” del tutto assente nel loro mondo.

Chiedo ad un anziano roma, Kiani, lo stesso della festa di San Giorgio, di cercare di riprovarci con qualcuno della “Citizen Committee for the Protection of Dabnicka.” Alla fine, tre ragazzi roma, accettano di lavorare.

Si fa la visita al canale, l’espressione del presidente è esaustiva. Le difficoltà e i limiti dell’intervento prendono forma: il canale è colmo di rifiuti di ogni genere e dimensione, l’acqua è ancora alta e c’è poco spazio tra gli argini. Il coinvolgimento dei media diventa improponibile ma si procederà ugualmente.

Tre giorni a spalare merda, cartoni, bottiglie, rottami di macchine e motorini, ferraglia: la puzza è indescrivibile ma si lavora duramente sotto lo sguardo scettico degli altri  roma. Alcuni di loro mi chiedono a che serve tutto questo, domani sarà di nuovo sporco: “ci vengono di notte a buttare i rifiuti e sono tanti! Non gli importa niente di noi che ci abitiamo davanti…”, mi dice un uomo mentre cerca di aiutare uno dei ragazzi a sollevare una ruota. “Se ne becco qualcuno però gli faccio vedere io…”, fa una signora in prima fila.

Sono le tre del terzo giorno. I sette uomini, quattro del comune e i tre ragazzi roma, coinvolti nella pulizia, mi chiedono se è possibile fare una foto insieme. Ci mettiamo in posa, un sorriso stampato sulla faccia, il lavoro è finito e l’obiettivo è stato raggiunto.

Pubblicato il 9/7/2006 alle 15.4 nella rubrica Macedonia.

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