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29 settembre 2006

22. Makedonia is going on

Alma

Oggi la parte più periferica di Trizla 2 è coperta di fango, sono tre giorni che a Prilep piove ininterrottamente e proprio oggi a mezzogiorno stiamo andando con Alma a conoscere la sua famiglia. Questo è il mese del Ramadan, ci si deve astenere dal mangiare, dal bere e dal fare l’amore fino alla sera, - così ha detto Allah attraverso Mohamed -, mi spiega seria Alma. – Io non sento fame, né sete ed è Allah che mi aiuta. -   Tutta la sua famiglia è in attesa del nostro arrivo. Alma abita proprio in quella parte di Trizla 2 dove ancora non ci sono fogne e in cui anche le strade che una volta erano state asfaltate sono tornate al loro stato primitivo. La sua casa sta in una stradina leggermente in salita piena di buche e avvallamenti. Carregiabile, come le altre, soltanto con un fuoristrada. Così arriviamo puntuali. Una casa di due piani, molto curata ma modesta. Alma mi fa sedere sul divano in salotto. Alle pareti alcune fotografie di parenti. Un fratello che sta in Austria con la famiglia e i bambini e che è riuscito, come Alma tiene a farmi sapere, ad imparare il romanes da sua moglie; suo nonno paterno; nessuna foto della famiglia della madre. Poco dopo arriva sua madre, sembra contenta di vedermi. L’avevo già incontrata una volta per caso. Mi saluta e mi chiede se ho voglia di un caffé, le rispondo che preferisco un bicchiere d’acqua, il caffé di solito lo prendo dopo mangiato. Si allontana. Dopo qualche minuto arriva il padre. Mi presento, si oresenta, il suo nome è Mevlut, gli stringo la mano e ci sediamo. Lui occupa una poltrona alla mia sinistra. Sa già che vorrei chiedergli qualcosa, Alma glielo aveva detto, e mi guarda incuriosito. Carnagione olivastra, occhi scuri, lineamenti regolari, capelli corti mossi brizzolati, altezza media, corporatura longilinea. Appena iniziamo a scambiare le prime parole entra la mamma con un grande vassoio. Un piatto ricolmo di noccioline, un altro con delle specie di rustici di pasta sfoglia preparati da lei, ed una bottiglia di acqua minerale. Poggia le cose sul tavolo e si siede al mio fianco. L’ultima ad entrare è la nonna materna che si accomoda in una poltrona di fronte a me. Sono passati già venti minuti, minuti di poche parole e molti sorrisi.

- Lo sa che Alma mi ha raccontato di quando faceva il secondo ginnasio e lei è andato per la prima volta alla sua scuola perché voleva aiutarla… - (quinta parte




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25 settembre 2006

21.Makedonia is going on

Alma

Alma avrebbe voluto un aiuto discreto, senza traumi. Convinta che la sola confessione fosse sufficiente ad annullare il suo problema. Il padre le richiese i minimi dettagli, gli servivano prove per poterla difendere, ed Alma gliene fornì a iosa. Così arrivò, suo malgrado, il grande momento del riscatto. Pochi giorni dopo suo padre decise di andare a parlare direttamente con gli insegnanti. Venne inaspettatamente a conoscenza che nessuno di loro sapeva che Alma fosse sua figlia. Alma non aveva mai pensato che fosse una cosa importante, e non c’era mai stato motivo per rivelarlo.  La cosa straordinaria è che da quel giorno cambiò tutto. Alma si vide protagonista di mille false attenzioni e i suoi voti cominciarono a salire.  Finì il ginnasio e andò all’università dove le venne inizialmente suggerito di evitare di scrivere nei fogli di iscrizione di essere roma. Meglio turca, albanese, pure vlach a limite. Ma lei non ne volle sapere.

- Ma scusa perché eri e sei così convinta nel ribadire di essere roma? In fondo non conosci neppure il romanes, quella che dovrebbe essere la tua lingua?! – Alma sorride e scuote la testa, - non lo so Sara davvero … non ti so rispondere…- (quarta parte




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18 settembre 2006

20. Makedonia is going on

Alma

Così Alma precipitò nella realtà. A dire il vero quando faceva la quarta elementare era successo un fatto sgradevole ma non le aveva dato molto peso. Alma “stranamente per una roma” andava molto bene a scuola e i suoi voti spesso erano i migliori. Il giorno del ricevimento delle pagelle una delle mamme venne a sapere che Alma aveva ottenuto dei voti più alti di suo figlio e questo la fece imbestialire. Ignara che dietro di lei ci fossero Alma e suo padre cominciò a sproloquiare ad alta voce. - Era inconcepibile che una roma avessi voti così alti, suo figlio era sicuramente più intelligente – Il padre di Alma non commentò neppure e lei dimenticò in fretta.

I primi due anni di liceo furono terribili, lei li ricorda come i due anni di silenzio. “Per due anni non dissi nulla ai miei genitori, subivo e non riuscivo a reagire. Ritornavo a casa e mi mettevo a studiare e loro non capivano perché andassi così male a scuola. Studiavo e continuavo a frequentare i miei amici macedoni ma nessuno conosceva il mio segreto…”

Per Alma la maggiore difficoltà era riconoscere che il fatto di essere roma e musulmana potesse rappresentare un problema, provocando in alcuni  reazioni di rifiuto e chiusura. La maggior parte dei suoi professori erano scostanti con lei e sebbene dedicasse tante ore allo studio riusciva a mala pena a superare la sufficienza. Eppure confrontando i suoi compiti con gli altri compagni di classe era evidente che la sua preparazione non aveva nulla da eccepire. Ma Alma rimase in silenzio come in attesa di una conferma che alla fine arrivò. La sua insegnante di matematica le aveva messo l’ennesimo tre ad un compito che lei aveva passato ad un suo compagno. Lui però aveva ottenuto il massimo. Tornò a casa e raccontò tutto a suo padre, non tralasciò nulla di quei due anni, voleva essere sicura del suo aiuto. (terza parte




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14 settembre 2006

19. Makedonia is going on

Alma

A dire il vero non esiste il tipico homo macedone e non corrisponde proprio al nostro stereotipo, almeno il mio: alto biondo e corpulento. Lo sapevate che Alessandro il Grande, Alessandro il Macedone era un piccolo omino e qui si vocifera con imbarazzo che sia stato anche omosessuale? 

Prilep martedì 11 Settembre

“Quando ero piccola per me è stato davvero difficile…” Alma non ce l’ha fatta proprio a trattenersi. Siamo in macchina di  ritorno dal quartiere di Trizla 2 dove lei abita. Alma la ragazza roma, musulmana, un po’ turca e un pochino anche ebrea, oggi mi ha confidato il suo segreto.

Tutto è cominciato quando aveva 15 anni. All’età di sette anni i suoi genitori l’avevano iscritta in una scuola primaria (la nostra elementare e media) quasi interamente macedone tranne che per altri tre bambini roma che avevano smesso di frequentare al quarto grado. Qui aveva raccolto successi e amici macedoni pensando che le cose stavano seguendo il loro normale corso. Alma si era confusa tra gli altri e nessuno le aveva mai chiesto una dichiarazione esplicita sulla sua nazionalità, d'altronde nei suoi documenti era scritto chiaro. Si era mimetizzata nel contesto, il suo aspetto non rivelava alcuna appartenenza. Sembrava confondersi, suo malgrado, con qualsiasi altra macedone. Alla fine della scuola primaria scelse di andare al liceo con altri suo ex-compagni macedoni. Il primo giorno di scuola una delle sue insegnanti le chiese di fronte a tutta la sua classe di quale nazionalità fosse. Fino a quel momento non si era mai posta il problema, pensava che non ci fosse alcuna differenza tra lei e chi abitava nella sua stessa città. Nessuno le aveva mai detto che ci fosse qualche differenza. C’era gente ricca e povera, gente che stava meglio o peggio, ma tutto poteva essere riferito ad un diverso stato sociale. A casa sua non erano neppure poveri, suo padre si era distinto per essere stato negli anni ’70 il primo roma macedone ad iscriversi e ad ultimare con successo la scuola di polizia. Lo conoscevano tutti a Prilep ed era rispettato. Non seppe cosa rispondere, rimase impacciata, non ne comprese il motivo e se tornò al suo banco ammutolita. Non raccontò nulla ai suoi genitori ma in silenzio pretese da loro una risposta. Scoprì che tra tutti i suoi parenti soltanto suo nonno materno era un turco, tutti gli altri erano roma, aveva anche avuto un trisavolo ebreo venuto da Isdraele durante la prima guerra mondiale. La sua famiglia era roma e musulmana, ma il senso di tutto questo non era riuscita a coglierlo. Da quel giorno ognuna dei suoi insegnanti gli pose la stessa domanda e lei ignara delle conseguenze confermò, appunto, di essere roma. (seconda parte




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