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12 luglio 2006

17. Makedonia is going on

… work on the field (prima parte)

In Macedonia si dice “poléca, poléca”, piano, piano, e tutto sembra procedere in questo modo.

“Non ti affannare, c’è comunque tempo”, e il tempo sembra davvero essere scandito al ritmo di un poléca poléca. Un Occidente rallentato insomma, e nei paesi o piccole cittadine macedoni questo è davvero evidente: carretti trainati da cavalli popolano le strade, bar affollati in ogni ora del giorno, grovigli burocratici sempre in agguato, in un sorridente e continuo poléca, poléca.

A Settembre comincerà ad essere attivo il Centro Multiculturale che stiamo costruendo a Prilep. In realtà è una ricostruzione di una vecchia dom (casa) di quartiere attiva ai tempi di Tito. Queste case erano espressione di una chiara volontà politica: creare centri di aggregazione di quartiere, per favorire, a quanto pare, anche il processo di adattamento e di integrazione tra i diversi gruppi e minoranze etniche presenti nel paese. In questo periodo, da quanto letto e sentito, anche i roma venivano coinvolti nelle attività della dom ma non ho ancora chiaro l’entità e la qualità della loro partecipazione.

Inizialmente il Centro Multiculturale doveva essere costruito a Trizla 2, quartiere roma per eccellenza. Lo scorso anno la Municipalità aveva assicurato, infatti, che avrebbe terminato entro Giugno 2006 il piano regolatore dell’area, elemento essenziale per ottenere il permesso di costruzione e per i iniziare i lavori entro il termine stabilito dal progetto.

“E’ comunque una loro decisione quella di cambiare il luogo, noi gli avevamo detto di aspettare, sono loro che vanno di fretta!...”, ribadisce il sindaco di fronte ad un gruppo di roma di Trizla 2. “Noi dovremo finire il piano regolatore ad Ottobre, noi non abbiamo nulla in contrario a costruire qui il Centro! E’ mio dovere fare in modo che questo quartiere migliori…”, continua, utilizzando l’occasione per fare campagna elettorale a favore di VMRO, il partito che poi ha vinto le elezioni. Alla fine poi ognuno porta acqua al suo mulino.

Eravamo venuti a conoscenza soltanto due mesi fa che il piano regolatore sarebbe stato ultimato qualche mese dopo il previsto ed ecco il motivo del cambio di locazione in un’area compresa già nel piano e vicina il più possibile a Trizla 2 ed in cui sono presenti alcune famiglie roma. La Municipalità avrebbe ricevuto il secondo piano di un edificio di sua proprietà completamente ristrutturato e noi finalmente trovato una soluzione alternativa per la realizzazione del nostro obiettivo: la costruzione di un centro multiculturale che avrebbe offerto ai roma anche la possibilità di poter essere parte attiva nella sua organizzazione e gestione.

Alcuni roma, però, non l’hanno presa bene. Gli era stato promesso un Centro nel loro quartiere e non vogliono saperne: “Mi batterò fino alla fine, vedrai nessun roma verrà nel tuo Centro, nessun genitore permetterà ai suoi figli di venire nel quartiere macedone”, mi ha gridato il presidente di un’associazione roma durante un’assemblea, da me organizzata. Presenti la Municipalità tra cui, appunto, anche il sindaco, che ha fatto la sua apparizione, come in un colpo di scena, a seduta quasi conclusa, e tutti i presidenti delle diverse associazioni roma[1] e alcune persone roma del quartiere.

Un incontro fallimentare. Non ne volevano sapere. L’unica soluzione era di parlare direttamente con la gente per evitare manipolazioni di sorta e spiegare i motivi del cambio e le opportunità che questo Centro poteva offrire loro…(continua)



[1]Questi presidenti rappresentano soprattutto gli interessi della loro famiglia, una famiglia di tipo esteso che può includere anche più di 100 individui

 




permalink | inviato da il 12/7/2006 alle 20:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 luglio 2006

16. Makedonia is going on

Pulizia del canale (seconda e ultima parte)

Una soluzione dovevo assolutamente trovarla. Pulire, in qualche modo il canale Dabnicka, questo era l’obiettivo da raggiungere come da canovaccio. Il progetto ha le sue finalità ed obiettivi stabiliti da qualcuno che ha fatto un analisi del contesto prima di te ed ha così fissato le priorità. Io posso, quindi, con un autonomia relativa, dare spazio all’immaginazione e creatività personali, per cercare di ottimizzare il più possibile il risultato.

Due giorni a pensare ad una alternativa, una entro il 14 giugno, quando finirà il secondo anno di progetto, macedonia mission. Cercare di coinvolgere gli enti locali, ad esempio, in fondo è un problema che soprattutto loro dovrebbero affrontare. Mi viene in mente la ditta comunale che si occupa della pulizia della città e dei dintorni. Due incontri con il presidente. Sembra entusiasta, siamo sotto elezioni, vuole organizzare le cose alla grande, coinvolgere addirittura la televisione. Una grande opportunità per DPMNE, il partito attualmente alla guida della nazione di cui lui è membro attivo. Così si pianificano tre giorni di lavoro nella prima settimana di Giugno. Il presidente non è mai stato a Trizla 2, non ha mai visto il canale, offre quattro uomini della sua squadra e un camion per la raccolta dei rifiuti. La settimana prima di iniziare, però, si farà insieme una visita ricognitiva.

Non è sufficiente, bisogna coinvolgere in qualche modo i roma di Trizla 2, sono loro soprattutto che devono essere parte attiva, in cammino verso l’elaborazione di una  “coscienza civica” del tutto assente nel loro mondo.

Chiedo ad un anziano roma, Kiani, lo stesso della festa di San Giorgio, di cercare di riprovarci con qualcuno della “Citizen Committee for the Protection of Dabnicka.” Alla fine, tre ragazzi roma, accettano di lavorare.

Si fa la visita al canale, l’espressione del presidente è esaustiva. Le difficoltà e i limiti dell’intervento prendono forma: il canale è colmo di rifiuti di ogni genere e dimensione, l’acqua è ancora alta e c’è poco spazio tra gli argini. Il coinvolgimento dei media diventa improponibile ma si procederà ugualmente.

Tre giorni a spalare merda, cartoni, bottiglie, rottami di macchine e motorini, ferraglia: la puzza è indescrivibile ma si lavora duramente sotto lo sguardo scettico degli altri  roma. Alcuni di loro mi chiedono a che serve tutto questo, domani sarà di nuovo sporco: “ci vengono di notte a buttare i rifiuti e sono tanti! Non gli importa niente di noi che ci abitiamo davanti…”, mi dice un uomo mentre cerca di aiutare uno dei ragazzi a sollevare una ruota. “Se ne becco qualcuno però gli faccio vedere io…”, fa una signora in prima fila.

Sono le tre del terzo giorno. I sette uomini, quattro del comune e i tre ragazzi roma, coinvolti nella pulizia, mi chiedono se è possibile fare una foto insieme. Ci mettiamo in posa, un sorriso stampato sulla faccia, il lavoro è finito e l’obiettivo è stato raggiunto.




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