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8 novembre 2006

28. Makedonia is going on

Alma Kiani continua a parlare come un treno, ci siamo incontrati spesso in questi mesi, è stato lui ad accompagnarmi il giorno dello Gjurgjovden, ma non è mai capitato che mi parlasse così a lungo e soprattutto di lui. ”Io continuo a parlare romanes ma soltanto in casa, quasi tutti i roma di Prilep hanno dimenticato la propria lingua e ormai l’unica differenza che esiste tra roma e macedoni è la religione. A Trizla sono tutti musulmani e c’è soltanto una famiglia roma ortodossa”. Sembra aver concluso ma riparte raccontandomi del suo lavoro in una fabbrica di tabacco per quaranta anni, dove i macedoni erano in maggioranza ed era sempre stato trattato come uno di loro. Si è fatto tardi ed Alma ed io dobbiamo andare dall’anziana signora, mi spiace salutare Kiani, così preso nel suo racconto che il suo caffé turco è ormai freddo. “La vera differenza e’ che i macedoni sono stati sempre i padroni, i roma hanno sempre lavorato per loro e continuano ad essere come in passato i loro “argat” (vassalli).”, ripete a voce alta mentre ci allontaniamo. Arriviamo di fronte ad una casa ad un piano. Tre finestre, una porta d’entrata, un giardinetto rinsecchito. Bussiamo, nessuno risponde. L’anziana donna, la donna centenaria custode della storia di Mosha non riesce più a parlare e a sentire e a camminare. Passa le ore seduta di fronte alla finestra aspettando forse chissa’. Eravamo arrivate fin lì, abbiamo atteso per un po’ ma nessuno ci ha aperto. (undicesima e ultima parte) La mia avventura macedone si conclude qui.




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4 novembre 2006

27. Makedonia is going on

Alma

- Io sono un roma fortunato! -, esordisce Kiani, - Aisha, mia moglie, non sa leggere, ma io sì. -

Era stato un matrimonio combinato il suo, lui avrebbe voluto sposare un’altra ragazza macedone di cui era follemente innamorato fin da quando era bambino. Ma il suo patrigno, Mamut, un “roma musulmano, comunista e ufficiale cadetto, partigiano durante la seconda guerra mondiale”, lo costrinse a sposare Aisha perché figlia di un suo caro amico. 

Kiani perse il padre (Adem) quando aveva otto anni, faceva il fabbro e se non fosse morto avrebbe continuato anche lui a fare lo stesso mestiere. Lo stesso di suo nonno che era “un roma serbo musulmano di Nis e che visse fino ad ottanta anni.” Sua nonna paterna “era di Prilep e “puliva le case dei ricchi, non era roma ma una turca musulmana e la sua famiglia veniva dall’Anatolia.”

L’unica cosa che Kiani recrimina a Mamut, il suo patrigno, è di averlo fatto sposare con Aisha perché la sua infanzia è stata davvero “fortunata”. Mamut lo fece andare a scuola fino all’accademia militare di Titograd in Montenegro, voleva che seguisse le sue orme, ma Kiani non riuscì a completarla, “era troppo lontana”, e frequentò soltanto per due anni. La sua era una “famiglia ricca” e a casa si parlava solo macedone. Non si era mai posto il problema della sua appartenenza etnica, roma e macedone potevano essere sinonimi e scoprì dell’esistenza di altri roma soltanto a tredici anni. Andò avanti fino a vent’anni senza curarsene troppo ma subito dopo il suo matrimonio fu costretto a trasferirsi a Trizla 2, “soltanto lì era possibile costruirsi una casa”, e quindi a vivere tra gli altri roma. Così, a poco a poco iniziò a scoprire il senso di essere un roma. Prese contatto con dei suoi parenti di Skopje che gli insegnarono “la storia e la cultura dei roma”, i primi rudimenti di romanes, e che la lingua era il “cuore di una cultura”. Imparò a parlarlo anche con l’aiuto della moglie e in casa divenne la lingua corrente e continuò ad esserlo anche con i suoi tre figli. Ma lui si sente soprattutto macedone perché “ha abitato qui fin dalla nascita” e “non gli hanno dato un altro paese in cui vivere”. (decima parte




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3 novembre 2006

26. Makedonia is going on

Alma

Siamo arrivate a Bitola Alma ed io per incontrare la donna centenaria che ha conosciuto il trisavolo di sua madre, Mosha l’ebreo di Isdraele. Alma si è dimenticata dove vive, era sicura di ricordarselo. Gironzoliamo da un’ora tra case e strade che sembrano fatte in copia, modeste ma neanche tanto. Il freddo è intesto, ha appena nevicato. La prima neve di quest’anno per Bitola, e non c’è neppure il sole. Alma si ferma e mentre sta provando a telefonare alla madre per chiederle informazioni vediamo avvicinarsi un uomo. Ci guardiamo stupite, un incontro davvero inaspettato. E' Kiani, un roma di sessantatre anni che abita nello stesso quartiere di Alma. Lavora per un’associazione macedone di Prilep e con cui ha lavorato anche lei. E’ davvero strano, Kiani non esce quasi mai da Trizla. Ci spiega che è venuto per la morte di un suo amico, è appena stato a casa sua e adesso suo nipote lo riporterà a casa. Insiste per offrirci qualcosa in un bar poco distante decidiamo di accontentarlo e intanto Alma è finalmente riuscita a capire dov’è la casa della donna centenaria. Nel bar Kiani rivela ad Alma di essere imparentato con lei. Non glielo aveva mai detto nei due anni che avevano lavorato insieme. La madre di sua moglie è la sorella del suo nonno paterno. Alma lo guarda scettica, ma lui sembra convinto e prosegue nel suo racconto che sembra non avere più alcuna relazione con la premessa. (nona parte




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