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pensieri di un antropofaga
 


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7 ottobre 2005

contraddizioni di un antropofaga pseudo relativista

Sto facendo una passeggiata, attraverso un parchetto in cui di solito ci sono persone a fare jokking. , E’ un giorno feriale sono le 15. E’ nuvoloso, poca gente. Sento lo scalpiccio di piedi alle mie spalle, mi raggiunge, va oltre: un uomo piccolo piccolo, probabilmente cinese, in perfetta miss ginnica. Rimango perplessa: Che ci fa un nano, per giunta cinese, a fare sport alle tre del pomeriggio in un giorno feriale? A che gli serve, è nano? E poi che i nani fanno sport? E poi è cinese, non dovrebbe stare a lavoro?




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7 novembre 2004

Considerazioni di una domenica uggiosa

Forse è così, forse anche essere ben informati, leggere le notizie, stare al passo con la realtà attraverso il virtuale, radio-televisione-internet-giornali e periodici-il sentito dire- il dibattito tra amici- , non significa riuscire ad avere una visione chiara delle cose, degli eventi, delle dinamiche nascoste. Forse è vero che l’informazione, la contro-informazione, l’altra informazione è guidata tutta da una logica interna, che ha la finalità comunque di condizionare, guidare il pensiero: le tante coscienze individuali che si massificano formando dei gruppi di pensiero, grandi e piccoli che siano, ma sempre in qualche modo pilotati. L’uomo nasce tabula rasa che si riempe ed ordina a seconda degli imput esterni, la realtà è un continuo pantharei così come la mente, un cambiamento preordinato forse da una logica di potere.  




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4 ottobre 2004

Violenze subite

Da quando S. la rom xoraxanè di quattordici anni (post del 23 settembre) ha deciso di separarsi dalla sua famiglia d’origine qualcosa è cambiato, non so spiegare esattamente, forse perché non ho ancora elementi sufficienti per farmi un’idea chiara sull’intera faccenda. Il racconto di S., le sue paure di dover subire, anche lei come sua sorella maggiore, una violenza carnale da parte del suo futuro sposo. A detta di S. due anni fa suo padre avrebbe costretto sua sorella di quattordicianni a sposare un uomo rom, dopo che questi l’aveva violentata; la violenza sessuale era stata pensata dal padre e dal futuro sposo come deterrente per un possibile rifiuto da parte della ragazzina.

Da quello che so non è una pratica tradizionale.

E’ da due anni che conosco questa famiglia, non ho mai conosciuto la sorella di S.che oggi ha sedici anni e due figli, vive in Francia e continua a subire maltrattamenti da parte del marito. Il padre di S. parla pochissimo l’italiano e con me è sempre stato gentile, porta tutti i giorni i suoi figli a scuola e non ha mai avuto davanti a me un comportamento violento o aggressivo, sembra un uomo mansueto …  ma spesso è così  no?!




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27 aprile 2004

Dialogo interculturale siamo ancora all'età della pietra (1)

Se ne parla qui e altrove, convegni, corsi, incontri, si sente forte l’esigenza di esprimere, di chiarire cosa sia questo benedetto dialogo interculturale. Si potrebbe dire semplicemente che è un dialogo tra diverse culture ma quel prefisso (inter) impone di esplicitare con maggior esattezza il senso di questo dialogo, un dialogo che non è un semplice raccontarsi reciproco ma è in un certo senso un dialogare cambiando, relativizzando, sforzandosi di cogliere e di comprendere che l’essere uomo è anche essere altro da sé. Il problema è che tra la teoria e la prassi c’è di mezzo un mare: di preconcetti, di convinzioni che presuppongono un bene e un male assoluti, di verità etnocentriche che pretendono di fornire una lettura univoca della realtà…



(continua)



 



 




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2 gennaio 2004

Considerazioni di un'antropofaga

Capita che mi rileggo e capita troppo spesso che trovo delle inesattezze: considerazioni che potrebbero essere più esaustive, analisi più dettagliate… Ogni volta scopro di essere troppo severa e probabilmente, come mi ha ripetuto qualcuno, questo può limitare la mia libertà di espressione. Una persona mi ha suggerito di aprire un blog dedicato a tematiche etnografiche, etnologiche, antropologiche, un blog tematico sul mio lavoro ed io l’ho fatto anche se mi sento ancora più un’antropofaga.
Era circa un mese che avevo iniziato a lavorare per il progetto di scolarizzazione dei rom e un giorno una mamma di una bambina napuleje mi ha chiesto:
“ Ma tu chi sei, che fai qui, ci guadagni?”.
Presa alla sprovvista risposi: “Cerco solo di aiutarvi”.
“Ma noi della scuola non ce frega, che aiuto ce poi da’! ”.
Un aiuto forzato pensai contro la loro e, per certi aspetti legati al retaggio relativista, anche la mia volontà.
A che serve scolarizzare qualcuno che tu stimi appartenere ad un’altra cultura che ha pari dignità della tua?
Serve a permettere una scelta: inserirsi o no nella società in cui in ogni caso si vive.
C’è una rilevante differenza tra “inserirsi in” e “adattarsi a” una determinata società/cultura, poiché il primo termine non implica il secondo a differenza del secondo che non può sussistere senza il primo. E non è una verità filosofica ma pragmatica e politica. L’adattamento implica una coercizione soprattutto se imposto dall’esterno.
Mi hanno domandato altre volte in che consisteva il mio lavoro, giacché non ero ”n’assistente” (sociale), ed ho sempre cercato di trovare risposte che potessero in qualche modo convincerli sul senso del mio lavoro, sulla mia utilità.
A volte è un problema convincere anche me stessa perché i confini della libertà di scelta individuale sono difficili da stabilire.
“Io vi studio” risposi.
“E che simmu così importanti?”.




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31 dicembre 2003

31 Dicembre

Continuerò a raccontare: questo è il mio proposito da blogger.
Continuerò ad attendere uno scambio, una domanda incuriosita di qualcuno che cerca di comprendere uno dei tanti aspetti del fuori. Continuerò a credere in quel Senso che ho cercato per tanto tempo. Si fa così, è il giorno di fine dell'anno ed i propositi devono essere ricordati.
Buon anno!




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26 novembre 2003

37t.: presentazioni

L’assessore ai Servizi sociali mi ha suggerito di fare un censimento sulla popolazione zingara, (zingari napoletani/napuleje, rom bosniaci xoraxanè romà), presente al Residence Bastogi. “Se davvero sono tanti e vuoi che il tuo progetto abbia un senso”, mi ha detto, “Dimostramelo e allora potremo investire soldi su di loro, ci penserò io poi a coinvolgere gli uffici competenti del Comune”.
Seguo soltanto alcuni bambini rom del Residence ma sapevo che erano molti a non andare a scuola, oggi ho iniziato il censimento. Disseminati nelle varie palazzine, ho bussato alle loro case e ho segnato i loro nomi: padre, madre, figli. Erano tutti lì assiepati, a guardarmi con aria interrogativa, quasi impaurita, anche se avevo spiegato loro chi fossi.
Questi rom bosniaci provengono da due campi seguiti dalla mia associazione, famiglie conosciute di cui non si sa più niente. Molti di loro non hanno il permesso di soggiorno, sono implicati con la giustizia e vogliono rimanere nell’anonimato. Credo di agire bene perché penso sia l’unico modo per aiutarli, ma non vorrei che il censimento sia utilizzato come strumento puramente investigativo.
Una mamma di quattro ragazzi mi ha invitato ad entrare, mi ha presentato i suoi figli e mi ha detto che la prossima volta mi farà conoscere suo nipote il figlio di Romano, suo figlio più grande, un ragazzo di appena diciassette anni.
“Noi abbiamo paura, la polizia vuole che andiamo via e ci ha detto che fra una settimana ci sarà lo sgombero. Lo sai che mi hanno picchiato? Ero tutta nera, mi hanno dato botte in testa, così senza motivo. Erano le tre di notte e mio figlio Romano era in macchina a sentire lo stereo, qualcuno da sopra gli ha gridato di spegnere e lui l’ha fatto. Credimi l’ha fatto appena quello ha gridato, ma subito dopo si sono sentite le sirene ed è arrivata la polizia. Gli hanno sbattuto la testa al muro, io sono andata a difenderlo e ci hanno spinti dentro casa. E ci hanno picchiato, hanno picchiato anche lui che aveva preso il suo bambino tra le braccia”.
C’era suo fratello seduto accanto a lei, padre di quattro bambini che frequentano la scuola, la guardava e a volte la interrompeva chiedendogli qualcosa in romanes, la lingua zingara, come la chiamano loro. Non ho capito perché lo facesse e non me lo hanno spiegato.
Con loro dovrò cominciare tutto da zero: abituarli alla mia presenza entrando un po’ alla volta nel loro mondo, capire i loro bisogni, i loro approcci codificati, le loro bugie della sopravvivenza, i mille filtri comunicativi.
Domani si ricomincia, mi aspetta un lungo lavoro anche se aleggia nell’aria il fantasma dello sgombero e chissà se fra qualche giorno li ritroverò ancora.




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24 novembre 2003

36t.: mistificazioni

L’FBI indaga sui pacifisti che partecipano alle manifestazioni contro la guerra. Segnali angoscianti di un ritorno ad un clima di sospetto, legittimo sospetto?, di giustificata vigilanza sulla quiete pubblica e i governi si adeguano. Inventare nemici cospiratori, il terrorismo della pace, un ossimoro perfetto per rendere plausibile la propria politica.Vico l’aveva detto, la storia si ripete e meno male che esiste ancora la libertà di stampa.




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22 novembre 2003

35t.: aspettando un interlocutore

Un blog di nicchia, ecco cos’è. Mi è stato suggerito ironicamente ad una cena ieri sera.
Un blog di soliloqui nell’aspettativa di un consenso, potrei sforzarmi un po’ di più. Dovrei essere più tecnica, meno letteraria? Dovrei inventare petizioni in favore di qualche apolide?
Un sabato assonnato privo di luce, una giornata di passaggio ecco cos’è.




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20 novembre 2003

34t.: giudizio di un'antropofaga

Un maestro elementare di sostegno mi ha parlato di un progetto che intende presentare al POF della sua scuola, una scuola-ghetto frequentata da bambini che abitano quasi tutti in un Residence alla periferia di Roma, uno di quegli agglomerati urbani usati dal Comune come alloggi transitori nell’attesa di assegnare un’abitazione stabile. Una realtà in cui convivono persone emarginate di diversa provenienza: poveri italiani, extra comunitari, rom napoletani, camminanti siciliani, tutti insieme in quell’ammasso di miseria. Persone che aspettano da più di dieci anni una casa vera, persone che non vogliono andarsene perché l’alloggio è gratis, persone che pagano a boss inventati milioni per assicurarsi un tetto e intanto il Comune temporeggia e assegna con estrema parsimonia le case, dislocate più lontano possibile da Roma.
Il maestro ha esordito dicendo che intendeva creare una sorta di nastroteca in cui sarebbero stati raccolte le storie, i miti, le tradizioni orali di quei sinti dimenticati. Avrebbe mandato una ragazza al Residence con un registratore per interrogare i "rom" napoletani (napuleye) e i camminanti siciliani.
Non sono riuscita a comunicargli il mio scetticismo, non volevo turbare il suo entusiasmo ingenuo. Dirgli che la memoria era ormai sopita tra le mille vicissitudini e che non esisteva più quel mondo dei “primitivi”, il limbo incontaminato in cui il tempo non conosce vittoria. Dirgli che loro vivono l’essere zingari come una sorta di stimmate e forse non ne comprendono più il senso ma cercano solo per sopravvivere di rivendicarne l’appartenenza. Un’appartenenza non etnica ma individuale.
Hanno dimenticato le loro storie perché la cultura non è un reperto archeologico da riesumare ad uso e consumo ma una realtà in divenire, frutto di processi sincretistici. Le storie, quelle antiche, non si tramandano più, anche il loro universo orale è stato “contaminato” dal virtuale.
La nostalgia non conosce volto perché la vita ha preso il sopravvento.




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17 novembre 2003

31t.: Parigi-Roma

Perplessità di un ritorno a casa.
Un EVENTO, ma quale? Forse perché non ho partecipato al tavolo dei “massimi sistemi” ma l’impressione è stata di assoluta vacuità. Pensavo che il Forum prevedesse uno scambio, un interrogarsi su strategie e modalità d’intervento alternative. Un Forum Sociale, insomma, di confronto anche tra operatori, tra chi il sociale non lo idealizza.
E’ il mio primo Forum Sociale, dicono che a Firenze e a Porto Allegre sia stato diverso.
Capita di sbagliare il momento.
E intanto nel mondo il Caos…
Che tristezza!




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30 ottobre 2003

Diciassettesimotentativo: ...

...Burnt-out misentocosì.
Provo a spiegarmi o mi si taccerà di criptismo. Pensate ad uno che per scelta si dedica al marginale, ad uno che lo fa per mestiere. Deve partecipare, nella logica deontologica, e in qualche modo lasciarsi assorbire da miserie, scontenti, insoddisfazioni, malumori, invidie, fallimenti, impreparazioni, menefreghismi, competizioni, ingiustizie, malgoverni… ma spesso non trova soluzioni. Frustrante no!?
Quest’uno fa “l’antropofago”, l’analista dei prodotti umani diacronici e sincronici – del prima e del durante, ed è proprio a quest’uno che gli capita spesso, all’approssimarsi del fine settimana, di essere invaso da un sentimento di disgusto, di spossatezza mentale, di inadeguatezza.
Ecco che affiora il burnt-out ed io misentocosì...




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30 ottobre 2003

Sedicesimotentativo: ripensamenti

Come si fa a metterli tutti d’accordo. A volte penso che è un’impresa ardua quella di far votare uno o due persone fra di loro che possano rappresentare l’intera comunità di fronte al loro atavico “nemico assente”, lo Stato o chi per lui.
Reclamano la loro diversità rispetto alla comunità dei gage (non zingari) ma non sentono di appartenere ad un'unica etnia-famiglia, al grande ceppo; le faide prendono il sopravvento, eppure scorre lo stesso sangue, sono zingari, italiani ma zingari "rom": ognuno, come individuo, recrimina i propri diritti trascurando per disinteresse civico i propri doveri. In fondo hanno sempre vissuto così, ed io pretendo di stimolare in loro una coscienza di “classe”.
Sono italiani ma solo nella carta, sono zingari anche se sedentari ed hanno abbandonato molte loro attività tradizionali, persone apolidi, persone senza tempo.




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29 ottobre 2003

Quindicesimotentativo: e parliamone

Ma quanto se ne parla, è un argomento all'apparenza semplice, ognuno è invitato o si presta volontariamente ad esprimere la propria opinione.
Cristo è cultura,
Cristo è religione,
Cristo è simbolo di appartenenza. Cristo è
tutto e più di tutto.
Ma basta signori! Guardiamo questo mondo per come veramente è. Di Cristo se ne trovano ovunque, icone diverse ma solo in apparenza.
Valori universali.




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28 ottobre 2003

Tredicesimotentativo: ?

Appuntamento ore 15, obiettivo progetto pedagogico sanitario.
Tre antropofaghe in azione.
Ci si interroga sul come, sul perchè, sull'etica dell'intervento.
Insegnare la prevenzione= prevenire per evitare il danno.
Ma il danno in fondo è tutto nostro, loro sono semplicemente altro.




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