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9 maggio 2006

14. Makedonia is going on

6 Maggio è tempo di Gjurgjovden, il giorno/den di Giorgio/Gjurgjo

Tribagremi/Prilep, appuntamento al monumento dei caduti.

Una festa fatta di buoni auspici, di banchetti propiziatori (Giorgio in greco significa contadino), di sangue,. di magiche unzioni. Si festeggia San Giorgio fra i macedoni e tutti gli ortodossi, questo e qualcosa d’altro fra i roma, in un sincretismo tutto popolare.

Sono le 11, troppo tardi. Frotte di persone percorrono la strada fangosa che collega Trizla a Tribagremi, per raggiungere uno spiazzo erboso che si estende in altezza e circonda un monumento ai partigiani caduti durante la seconda guerra mondiale: una trentina di nomi, soltanto macedoni, incisi in una lapide marmorea.

Troppo tardi: il sacrificio si è già consumato. E non sono in molti quelli che l’hanno compiuto, è diventato un lusso seguire la tradizione[1].

La mattina presto alcuni agnelli sono stati sgozzati dai diversi capofamiglia. Il loro sangue usato per ungere chi tra di loro ha bisogno di “aiutare la buona sorte”. Il capofamiglia intinge il suo dito nella gola appena tagliata e lo porta sulla fronte del prescelto. Così mi è stato raccontato perché anche oggi, come lo scorso anno, ho saltato la parte più importante.

Arrivano con carretti, trainati da cavalli o muli, stracolmi di roba. La maggior parte a piedi. Ognuno porta con se qualcosa: coperte, tappeti, cibo, pentolame, legna da ardere…

Quando arrivo molti sono già sistemati sul prato. Sono tanti di quei diecimila, naturalmente solo roma. Ogni famiglia il suo spiazzo. Sedute sui tappeti, nella posizione del loto, le donne intente a preparare il cibo: chi impasta polpette di carne, chi taglia peperoni, chi spezzetta grossi pezzi di carne sanguinolenta. Gli uomini concentrati sui fuochi. C’è anche una giostra meccanica e una piccola banda sta suonando musica roma/balcanica.

Cammino tra loro, vorrei essere invisibile e mi sento estranea, un intruso. Non sono neppure riuscita a trovare l’uomo roma che due settimane fa mi aveva invitato. Sulla strada ne ho incontrato uno che conosco, un anziano roma che collabora con noi e non parla inglese.

Odori, un infinità di odori. Odori di umano, di peperoni e carne abbrustoliti, di sangue, di sterco di cavallo, di erba bagnata di pioggia, di legna bruciata. Ma è il mio odore che prevarica su tutti, così mi accorgo che è tempo di andar via.

 

[1] Un etto di carne costa in media 150 denari che sono c.ca 2,30 euro.



 




permalink | inviato da il 9/5/2006 alle 21:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

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